Un pugno di bit: maghi, guerrieri e pixel

Poco tempo dopo la bellissima esperienza con le avventure testuali scoprii quella meravigliosa scatola rossa che un po’ tutti conosciamo: era accaduto per caso, ad una festa di comunione della figlia di amici dei miei. Le bambine giocavano altrove mentre noi maschietti un po’ annoiati ci eravamo radunati in una stanza senza sapere che fare: fu allora che mio cugino propose di farci provare questo nuovo gioco: non aveva portato con sé il libro ma ricordava benissimo come funzionava!
Fu ovviamente un colpo di fulmine, l’inizio di un amore.

Dopo pochi mesi avevo già il mio bel gruppo di gioco organizzato con gli amici dell’epoca, tanti manuali, schede, dadi e voglia di divertirci. Ma quando proprio era impossibile vederci per giocare durante la settimana (lo facevamo già quattro giorni su sette, quando era un periodo fiacco) tornavo a divertirmi con la miriade di giochini che acquistavo quasi ogni giorno per il mio Amiga 500 dal mio gentilissimo e fornitissimo signor AL.GA. Soft (che molti giovanissimi napoletani ancora oggi ringraziano, venerano e nei confronti del quale vengono tuttora eretti altari votivi tenuti in piedi su pile di floppy da 3 pollici e mezzo e decorati da portafogli vuoti e pagelle di scarso rendimento scolastico).

E come accadde già qualche anno prima, i miei occhi si posarono di nuovo su qualcosa di molto, molto interessante: da pochissimo avevo messo le mani sui manuali della prima edizione di Advanced Dungeons & Dragons, giunti dagli Stati Uniti tramite un mio carissimo amico e scambiati con una modalità che ricorda vagamente le transazioni fra corrieri della droga sudamericani (ma questa è un’altra storia che non mancherò di raccontarvi) quando vidi su uno degli scaffali del negozio di videogiochi uno strano titolo con sopra stampato, in bella vista, proprio il logo così familiare di AD&D!
Il giochino recava il nome di Pool of Radiance e non rimase a lungo al suo posto, due minuti dopo una pallottola di banconote era poggiata sulla cassa a memoria del gioco trafugato e lontano oramai centinaia di metri dalla sua posizione originaria.

Casa, installazione, inizio partita: diamine, quello che avevo avanti mi permetteva di creare il mio gruppo di personaggi, come lo sognavo io, e scatenarli in un’avventura tutta nuova, non scritta da me (eh sì, già all’epoca ero condannato a fare sempre da master…).
L’esperienza fu straordinaria, vedevo i miei eroi muoversi sullo schermo sulla base delle mie decisioni, lanciare incantesimi e combattere contro creature di ogni tipo, recuperare tesori e dividerseli, il tutto in un tripudio di pixel colorati che mi aveva letteralmente incollato allo schermo per ore e ore e ore.

Non passarono molti giorni che giunsi alla conclusione del gioco e già avevo bisogno di prenderne altri: tornai dal mio fornitore che già aveva pagato la retta universitaria di un figlio con i miei soldi e, nel retrobottega chiesi di più, ne volevo altri, mi sentivo in astinenza da cubetti colorati che si picchiavano con forza 18/00.
E da quel momento divenni un fan sfegatato della vecchia cara SSI, la software house che produceva quei fantastici giochi: rimasi esterrefatto e sorpreso nello scoprire che c’erano anche titoli le cui avventure erano ambientate nel mondo di Dragonlance e nei Forgotten Realms, solo qualche anno dopo avrei scoperto ad esempio che quel videogioco chiamato Curse of the Azure Bonds era in realtà un modulo avventura molto, molto interessante (soprattutto per l’illustrazione in copertina, tanto amata dai miei adolescenziali ormoni impazziti…ah, la mia adorata Alias…).

L’esito di un confronto con i giochi moderni sarebbe scontato, non potrebbe neanche esserci una competizione fra questi giochi e quelli moderni: era tuttavia meraviglioso poter immaginare le proprie avventure non solo intorno al tavolo con gli amici ma anche su uno schermo, anche se con una grafica così grossolana e grezza. Non sempre si poteva essere insieme per l’esplorazione di un dungeon, la creazione della scheda di un nuovo personaggio, a provare quel divertimento unico che non si è mai affievolito neanche dopo decenni, e quando non si stava insieme e si aveva ancora spensieratezza e tempo libero a sufficienza il lanciarsi all’avventura in questi gioiellini di trent’anni fa ci faceva davvero emozionare e che mi emozionano ancora: se volete anche voi provare lo stesso vi consiglio di fare un giro su GOG.com, con pochi euro vi si aprirà un mondo straordinario.

Comprate molti fazzolettini.

 

Per le lacrime di nostalgia, che avete capito?!?!

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