OSR: il ritorno all’epoca d’oro!

Ammetto le mie colpe.
Da alcuni anni non mi tengo molto aggiornato sulle ultime novità del mondo dei giochi di ruolo, più che altro perchè resto fortemente affezionato ai sistemi di gioco e alle ambientazioni di quella che considero l’epoca d’oro di questa passione – più o meno tutto l’arco degli anni ’90.

Ogni tanto, grazie alla Rete, cerco di tenermi informato sulle ultime tendenze e sulle novità di maggior successo ma alla fine torno sempre nella solita, piacevolissima monotonia e credo sia un’abitudine di molti giocatori di vecchia data scaturita, più che dalla nostalgia, dal modo in cui il gdr sia cambiato, primo fra tutti Dungeons & Dragons che si è lentamente trasformato in una sorta di “gioco da tavolo di Magic”.


O forse la realtà è che la nascita quasi quotidiana di mondi virtuali,  videogames e fiere e convention di stampo ludico ha in qualche modo reso meno “speciale” l’essere un giocatore di ruolo, non più un qualcosa di elitario e di singolare: e allora si cerca di ricreare quell’atmosfera giocando a qualcosa che è ormai un pezzo da collezione per le nuove generazioni.

D’altro canto è un peccato che queste ultime non abbiano avuto modo di conoscere il vero spirito dietro l’evoluzione del gioco di ruolo in quegli anni gloriosi.

Tuttavia, nella mia ignoranza, non ero consapevole che già da almeno un paio d’anni si fosse formata una sorta di corrente “vintage”.

OSR Games
La chiamano Old School Renaissance, una rinascita in grande stile di quello spirito ludico di anni fa che,  grazie all’espansione dell’Open Game License e del System Reference Document tramite i quali è possibile creare i propri sistemi di gioco partendo dalle basi di regole e meccaniche del d20 System della Wizards of the Coast, la stessa struttura portante di Dungeons & Dragons dalla terza edizione in poi, senza rischiare di entrare in conflitto con le leggi di copyright.

Alcuni dei titoli di maggior successo (chiamati retro-clone) di questa corrente sono Swords & Wizardry,    che emula la prima versione originale di Dungeons & Dragons, OSRIC (si rifà ad AD&D prima edizione) e  Dark Dungeon, nuova versione del primo Dungeons & Dragons giunto a noi in Italia tramite la Editrice Giochi e diviso in cinque set (le leggendarie scatole).
Non va dimenticato inoltre Dragons at Dawn, di cui si è parlato nell’articolo su Dave Arneson.

Dragons at Dawn

Molti imputano la pubblicazione dei retrocloni a una mancanza di fantasia e ad un attaccamento a sistemi obsoleti, giochi che in realtà hanno rovinato il vero spirito del fantasy.
Anche se sembrerò un pò di parte (anzi, mi sembra fin troppo evidente!), non sono nella posizione giusta per dire quali giochi abbiano onorato il reale spirito fantasy dei grandi scrittori del passato e quali invece abbiano dato inizio ad un lento declino: per anni ho amato i classici del gioco di ruolo e tuttora li propongo ai miei gruppi, per quanto possano sembrare banali o scontati hanno sempre divertito e mai stancato e ognuno deve sentirsi libero di giocare a ciò che lo diverte di più, a prescindere dai giudizi negativi degli altri.

Di sicuro avremo modo di tornare sull’argomento con le recensioni su questi sistemi di gioco.

It’s Old School Renaissance, baby!

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