Le origini – parte I

La pertica di tre metri.
Di certo le nuove generazioni di giocatori non possono rendersi conto di quanto questo banalissimo oggetto sia stato protagonista di innumerevoli storie.

Dico, riuscite a immaginare che un bastone di tale lunghezza possa essere, oltre che estremamente ingombrante, anche fondamentale per un gruppo di avventurieri?

Intere dinastie di personaggi affrontavano le insidie dei dungeon armati di un’asta di gran lunga più alta del guerrierone di turno.

La pertica rendeva possibile tastare mattonelle sospette, recuperare compagni caduti in botole e trafitti da micidiali spuntoni eppure ancora vivi (miracoli del punto ferita), la si poteva agitare nell’oscurità dinanzi a sè per assicurarsi che non vi fossero pericoli (come se, giustamente, il demone in agguato fosse fermo in attesa di farsi punzecchiare da un bastoncino)….persino usarla come rudimentale ponte su cui camminare in equilibrio precario e con circa centottanta chili di armatura, scudo, armi, monete d’oro, statue di marmo, principesse indifese…
Eppure sapeva dare sicurezza a noi sprovveduti giocatori in erba, ci faceva sentire al sicuro contro la prossima trappola a pressione…che puntualmente scattava non appena il ladro del gruppo metteva piede sull’UNICA decina di centimetri non sondata.
Magari si era trattato solo di sfortuna, certo.
Magari era colpa di un banale tiro di dado.
La sempiterna SFIGA.
Un allineamento avverso di pianeti.

Fatto sta che chiunque sia stato partecipe dei primi anni di gloria di Dungeons & Dragons non può non aver usato, almeno una volta, la pertica di tre metri.

Che era INGOMBRANTISSIMA! Appena tentavi di infiltrarti in un luogo da esplorare ma sicuramente infestato da creature di vario genere rischiava di creare più problemi del poco silenzioso guerriero di cui sopra rivestito con i centottanta chili di equipaggiamento di cui sopra.

Tra l’altro non costava neanche così poco, una moneta d’oro (al cambio attuale l’equivalente di un mese di vita agiata per una famiglia di quattro contadini).

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