Il tecnico

furio2Lo ammetto: ci sono momenti in cui preferirei qualsiasi cosa all’incontrare un elemento del genere ad un tavolo. Anche farmi mangiare la gamba da una tigre o guardare una decina di puntate di una telenovela argentina chiuso a chiave in una stanza insonorizzata.

Ha la capacità soprannaturale di far perdere le staffe anche a un santo, soprattutto se si scontra con un master/narratore: in certe occasioni, neanche tanto rare, si rischia di finire alle mani.

Le origini del giocatore definito “tecnico” sono alquanto nebulose, risalenti ipoteticamente alla Seconda Guerra Mondiale quando, in Germania, andavano fortissimo gli esperimenti d’incroci genetici.
Il tecnico, quindi, è in qualche modo parente del dobermann, o almeno il suo DNA è stato strutturato di pari passo con quello canino. Forse il primo giocatore tecnico era in una gabbia di fianco a quella del primo dobermann e le sue elucubrazioni hanno portato alla pazzia il cane, non so.
Fatto sta che tali esperimenti hanno portato alla luce un individuo orribile, a metà strada fra il Dr. Male, nemico di Austin Powers, e Furio (il personaggio di Carlo Verdone).

La prima, fondamentale anomalia del tecnico affiora nel momento in cui ha dinanzi a sè un manuale: la regola d’oro classica, cioè che le regole sono solo linee guida e possono (anzi, in certi casi devono) essere modificate in base alle esigenze del gruppo non vale per lui. Cioè, non la vede neanche, come se saltasse la riga appena sta per leggerla, preferirebbe negare la struttura stessa della realtà piuttosto che ammettere che una tale regola esista.

Al tavolo ti osserva, in silenzio. Mentre crea il suo personaggio non ha bisogno di consultare il manuale, lo conosce già a memoria. Non chiede neanche al master se può o meno acquisire una determinata abilità perchè magari non consentita dall’ambientazione.
E SEMMAI dovesse chiedere chiarimenti lo fa semplicemente perchè spera con tutto il cuore che la risposta si distacchi anche di un minimo dalla regola scritta: un rapido lampo negli occhi e il tormento ha inizio: posa con calma la matita dinanzi a sè, perfettamente parallela al lato superiore della scheda, solleva il suo sopracciglio vulcaniano, congiunge le dita delle mani, trae un leggero sospiro che indica un educato disappunto ed espone la sua obiezione, con la flemma simile a quella di Hannibal Lecter quando parla di dieta macrobiotica.

A quel punto le cose sono due: o ti pieghi o ti spezza. E se non ti spezza ti fa comunque un culo così.
Se la prima volta accetti che le regole del manuale abbiano la meglio sulla tua ambientazione o sulla tua campagna e le tue decisioni…beh, è finita: non sei stato in grado di rimetterlo al suo posto ora, non ci riuscirai più se non uccidendolo a sediate.

Se resisti alla sua insistente presunzione per più di un’ora di gioco sei ad un passo dalla santità, passando prima per il manicomio (o per la prigione, e non quella di Monopoly).
Dalla terza ora in poi la sua calma e il respiro ritmico iniziano a perdere colpi: la bestia sta uscendo allo scoperto.
Il primo sintomo è l’aumento esponenziale dei decibel della sua voce, seguito a ruota dall’aumento della tua. La vena sulla sua tempia si gonfia e sembra una ballerina sculettante di lambada, quando impugna la matita come un coltellaccio si è vicini al punto di non ritorno.
Il secondo stadio è più visibile della licantropia: gli occhi iniettati di sangue, la schiuma ai bordi della bocca, ormai non enuncia più le regole, ma le ULULA.
Quei pochi che hanno assistito all’ultimo stadio oggi sono rintanati in casa, non parlano più con nessuno, piangono spesso e volentieri sul cesso perchè il trauma è stato troppo intenso.
Qualcuno, di certo, è stato vittima di una morte violenta: una matita nel petto, l’osso del collo rotto da una sediata, il volo dal balcone.

Io sono sopravvissuto a più di uno scontro con un giocatore tecnico e posso giurarvelo, a volte mi sveglio di notte gridando, tutto sudato.
Esiste solo una cosa peggiore del tecnico: il matematico.
E sarà mio dovere mettervi in guardia da costui nei prossimi articoli.
Resistete.

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