Il leader

il leaderGuai a contraddirlo, potrebbe farvi una di quelle prediche micidiali, roba da preferire la morte per poesia Vogon.
La prima volta che si siede al tavolo da gioco sembra innocuo, non tanto diverso dagli altri: magari dimostra un pò di preparazione maggiore sulle regole o l’ambientazione.

Ma è questo il momento in cui lo si può riconoscere e neutralizzare finchè non è troppo tardi: sguardo basso sulla scheda, strano ghigno di soddisfazione sul volto mentre assegna i punti alle caratteristiche, una certa disinvoltura simile a quella di uno che sta firmando dal notaio per ricevere l’eredità miliardaria dello zio d’America.
Se riconoscete questi dettagli nel giocatore di fronte a voi inventate una scusa, cercate di allontanarlo con le buone. Se va male coalizzatevi e sedatelo prima di chiuderlo nella stanza della sorellina.

Perchè il leader vi lascerà credere di essere voi a interpretare i vostri personaggi e guidarli. Ve lo lascerà pensare per circa la prima mezz’ora di gioco.
Dopodichè sarete là solo a scaldare la sedia.
Dopo un’ora dovrete chiedergli il permesso se volete andare al bagno.

Non ha bisogno di avere il personaggio più forte per far valere le proprie ragioni, anche se nella maggior parte dei casi ne crea uno in grado di prendere a calci il resto del gruppo nel caso di ammutinamento.
Ha dalla sua il carisma, che rende gli altri giocatori schiavi della sua volontà e pendenti dalle sue labbra, o la paura, che rende gli altri giocatori incapaci di contraddirlo, sollevare anche la minima obiezione, alzare la mano, accennare a un impercettibile segno di un “ma…”.

Naturalmente è infuso di onnipotenza e onniscienza che lo rendono superiore anche master/narratore che di solito è la sua vittima principale, pronta a tutto pur di non veder andare in fumo giorni di preparazione di una campagna e quindi costretto ad assecondarlo, e di cui prevede e anticipa largamente le mosse.
Superfluo a dirsi, se qualcosa va storto la colpa è degli altri che non hanno seguito con attenzione le sue direttive.
Alla fine non c’è via di scampo: prenderà sempre più punti esperienza, rendendolo più forte degli altri, un circolo vizioso che può avere fine soltanto soffocandolo con il sacchetto delle patatine.

Esiste poi una variante del leader, molto più bieca e viscida e non meno pericolosa.
E’ democratico, illuminato, paterno.
Lui ti consente di dire la tua, mostra di prenderla in considerazione, annuisce dimostrando un fintissimo interesse nella tua proposta, ti sorride come un padre sorriderebbe davanti al figlio di tre anni che inizia a montare per bene i mattoncini.
Se la tua idea ha anche un minimo senso, nell’arco di trenta secondi la rende sua e dopo un pò la ripropone al resto del gruppo cambiandone solo l’aspetto, le parole con cui è formulata, ma adesso è sua e tutti lo acclamano dopo averla enunciata (cosa potrebbero fare altrimenti?).
Se sbagli lui ti sorriderà sempre allo stesso modo e ti spiegherà, come si spiega ad un imbecille totale, che avresti dovuto ascoltarlo meglio.

Un’ultima considerazione: mai e poi MAI sedere ad un tavolo dove sono presenti due leader.
Nel momento in cui si scontrano le stessi leggi della fisica si piegano.
E’ come dividere per zero.
E’ come un frontale fra un tir di Mentos e uno di Pepsi.

Fuggite, sciocchi!

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