Il divoratore

Senza-titolo-1Osservatelo bene.
Vi fa sorgere quel dubbio che vorreste sciogliere con qualche domanda posta nel modo più delicato possibile.
Senza-titolo-1Poi l’imbarazzo ha la meglio e, almeno per un po’, lasciate perdere, non ci pensate e tornate a concentrarvi sul gioco, sulla scheda del vostro personaggio, sul resto dell’universo.

Ma le ore al tavolo si susseguono e quei quesiti atroci tornano alla mente, non vorreste aprire bocca ma non ce la fate più a tollerare ulteriormente.

“Ma non mangi mai a casa tua?”
“Ma tua madre non ti cucina niente?”
“Ma ce l’hai una famiglia che si prenda cura di te?”

Il divoratore è un esemplare piuttosto particolare: alcuni studi rivelano che sia in grado di praticare una sorta di digiuno di natura mistica fra una sessione di gioco e la successiva, anche se intervallate da settimane o mesi.
Il suo altoforno metabolico gli consente di ricombinare chimicamente snack, bibite gassate, dolciumi industriali per ottenere quantità indecenti di principi nutritivi e l’accumulo di grassi gli permetterebbe in teoria di sopravvivere anche agli inverni su Marte.

La prima nota negativa, tuttavia, è che per ottenere tali scorte di energia ha necessità di assumere quantità titaniche di cibo spazzatura: per questo motivo il divoratore trascorre 95% della sessione di gioco ad assimilare TUTTO ciò che c’è di commestibile sul tavolo, non disdegnando però gomme per cancellare, angoli della scheda del personaggio, dadi e dita degli altri giocatori.
Il restante 5% del tempo è impegnato in bagno ad espellere gli scarti, molto esigui, del suo processo digestivo.

Vien da sé che una tale ruspa vivente sia dannosa per chi rifornisce di vettovaglie il gruppo di gioco e, nella maggior parte dei casi, il divoratore non porta mai niente, tranne forse una bustina di orsetti gommosi rimasta appiccicata sotto la tastiera del suo computer sin dal tardo Mesozoico: costa di più mantenerlo durante una campagna di gioco che comprare i manuali o fargli un abito cucito su misura.

Non è abbastanza?
Vogliamo aggiungere il danno sociale?
La sua cavità orale ha una straordinaria conformazione tale da renderla una cassa di risonanza eccezionale, se tenesse la bocca più aperta mentre sgranocchia patatine probabilmente i decibel frantumerebbero i vetri di casa.
E’ ovvio che tenti di giocare mentre si nutre delle scorie radioattive della San Carlo, ma il risultato è letale per il resto del gruppo, non solo perché diventa incomprensibile ogni parola pronunciata ma soprattutto per le mortali schegge che partono alla “T” o alla “F”, affilatissime lame di nachos e patatine, briciole di biscotti grandi e veloci quanto meteoriti.

E le macchie sulle schede.
Le macchie.
Anche sui manuali.
Quelli storici, che hai da trent’anni, che puzzano di muffa per quanto sono rari e antichi, e che ora sono macchiati di Coca-Cola.

In proporzione inversa rispetto all’educazione e compostezza del divoratore va tenuta in considerazione la periodicità del rutto libero: se bevi gas circondato da molecole di zucchero succede, se ne bevi ettolitri sei un pallone aerostatico che potrebbe esplodere da un momento all’altro e quindi devi rilasciare, rilasciare, rilasciare.
E pregate che rilasci sempre e solo in forma di rutti.

In conclusione: come neutralizzare il divoratore?
E’ richiesto profondo spirito di sacrificio da parte di tutti i presenti al tavolo.
Obbligarlo a giocare da lui: morirete tutti di fame probabilmente, dato che non ci sarà niente da mangiare a casa sua, ma nel tentativo estremo soffrirà anche lui in modo micidiale.
Oppure si cucina qualcosa di sano, della verdura o della pasta con un sugo normale, non la carbonara atomica del Nevada: via le bibite gassate, via la birra, solo acqua naturale e succo di frutta senza zuccheri (se ci sono zuccheri il suo metabolismo potrebbe trasformarli in orsetti gommosi, occhio).

 

Ah, vi ho mai parlato dei quaranta panini di McDonald’s in quattro?

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