Il confuso

confusoconfuso_thumbDi tutte le tipologie di giocatore di cui abbiamo parlato, questa può essere considerata la più anomala.
Per quanto si possa essere coinvolti dall’atmosfera del gioco e ci si appassioni al proprio personaggio ed alla storia che si sviluppa, sessione dopo sessione, intorno ad esso esiste sempre un limite che, prima o dopo, diventa evidente per tutti.
Anche il premio Oscar, fra le categorie più estreme, deve fare i conti con la fine del gioco ed il ritorno alla realtà: si torna a casa, si chiacchiera sulla serata, si fanno congetture sui misteri ancora insoluti…ma si torna alla propria vita, magari con il cuore più leggero e con l’animo più allegro.

Questo quasi per tutti, in un modo o nell’altro. Ma non per il confuso.

Lui non è caduto nella tana del bianconiglio.
Vi ha preso residenza.
E sta per aprire una piadineria.

È talmente legato al suo personaggio, al ruolo che riveste, ai suoi tratti comportamentali che ormai non finge più di interpretarlo…è convinto di essere lui.
Qui si scherza, certo, ma il problema ha del patologico: quando lo vedi dall’altro lato della strada nel 50% dei casi non puoi sperare che si accorga di te se lo chiami con il suo vero nome, e nel momento in cui lo avvicini le possibilità sono:

  • ti saluta con l’aria di uno che ha appena mangiato un’insalata di marijuana condita con il paraflu, guardandosi intorno e percependo un terzo di quello che dici, troppo preso dai suoi ragionamenti non euclidei e con lo sguardo vacuo rivolto verso altre dimensioni. Se fosse il ’68 sarebbe venerato come un santone.
  • mostra lo sguardo truce del suo personaggio, la voce è bassa e roca come quella di un sopravvissuto a sei guerre mondiali che ti dà retta quel minimo indispensabile perché lo stai disturbando mentre sorseggia il suo cicchetto di kerosene e fuma il suo ultimo sigaro.
    Ogni tanto inarca un lato della bocca nel vano tentativo di simulare un ghigno, un sorriso, cercando di mostrare una parvenza di umanità prima di stancarsi di te e spezzarti il collo con una stretta alla Van Damme.
  • affabile e cordiale, ti saluta con un linguaggio dai toni shakespeariani, con termini che neanche tuo nonno aveva mai sentito, e inchinandosi con gesti pomposi. L’anacronismo in persona.

Inutile dire che, al tavolo di gioco, non c’è distinzione: lui non smette mai di giocare, o meglio, di essere sé stesso, cioè, di interpretare il suo personaggio come se fosse lui stesso, nel senso che…ecco, ora siamo un po’ confusi anche noi.

Le raccomandazioni per avere a che fare con il confuso?
Per reintegrarlo nella realtà bisogna farlo andare in tilt: fategli giocare sé stesso in una campagna contemporanea. Così si resetta, con buona pace di tutti.
Non uccidetegli mai il personaggio. Anzi, se proprio il personaggio deve morire, fatelo morire insieme a tutti gli altri. Mal comune, mezzo gaudio. Altrimenti per voi varrà la regola del coperchio di tombino dell’attore.

E finora ci siam fatti due risate con le varie tipologie di personaggio, ma torniamo seri per un momento: se davvero nel vostro gruppo c’è un giocatore con queste caratteristiche, aiutatelo, parlate con lui e cercate di fargli comprendere quali sono i limiti del gioco.
Perché non sapersi dare un limite conduce molto spesso a situazioni sgradevoli, in tutte le cose.

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