Effetto GoT

Una rapida premessa: questo articolo presenta alcune mie considerazioni generiche sul successo di Game of Thrones, senza entrare in maniera molto specifica sui vari eventi del ciclo letterario e/o della serie televisiva.
Tuttavia qualche piccolo spoiler potrebbe venir fuori: quindi, a meno che non abbiate già divorato i romanzi o visto fino all’ultima puntata della terza stagione, forse è meglio non proseguire nella lettura.

I primi anni
Quello che non tutti sanno è che la celebre saga di George R.R. Martin nasce quasi vent’anni fa e fin da subito diventa un punto di riferimento per gli appassionati della letteratura fantasy (che all’epoca erano di sicuro molti di meno rispetto ad oggi), soprattutto per i contenuti e il modo in cui sono trattate determinate tematiche.
Come mai, dunque, ha raggiunto il successo solo di recente? E’ tutto merito dell’intuizione degli autori della HBO o c’è anche altro?

Torniamo alle origini, nella metà degli anni 90 con uno dei momenti di massimo splendore per i giochi di ruolo di stampo fantasy, di un flebile principio d’interessamento da parte di cinema e TV nei confronti del genere e una riscoperta di grandi miti del passato (fra cui Howard e Lovecraft). Allo stesso tempo Neil Gaiman e le sue fiabe di luce e tenebra e la “vampirica” Anne Rice spadroneggiano destando le attenzioni di un’altra fetta di pubblico internazionale fino a quel momento tenutasi purtroppo in disparte: quello femminile.
Se poi teniamo conto dell’orientamento del mondo dei comics dell’epoca, potrei dilungarmi ancora un bel pò.

L’eroismo, l’eterno confronto tra bene e male, il fascino di mondi fatati e di sentimenti positivi talmente forti da cambiare il corso delle storie sono i fili conduttori del genere in quegli anni: il resto è destinato ad un successo marginale, di nicchia, compresa la stessa opera di Martin.

lannister

I tempi sono maturi
Pochi anni dopo due colossi conferiscono al fantasy un successo senza pari: la trasposizione cinematografica del mito, il Signore degli Anelli (era ora!) e l’avvento dell’occhialuto Harry Potter, prima su carta e poi anch’esso su celluloide.
Da quel momento si assiste ad una vera e propria invasione tra film, serie tv e cartoni animati: un gran numero di romanzi migrano sul grande schermo e si assiste ad un moltiplicarsi senza controllo di scrittori, illustratori, sceneggiatori e registi.

La mia convinzione è che, a un certo punto, tutta questa inflazione di fantasy eroico, nobile e fiabesco abbia raggiunto livelli eccessivi anche per il pubblico.
Qui entra in gioco l’intuizione degli autori della HBO, proporre qualcosa di completamente diverso, una sorta di “figlio cattivo” del genere, di quelli da tenere rinchiusi in soffitta o nelle segrete di un castello: non che la gente fosse stufa del fantasy tradizionale, aveva semplicemente bisogno di qualcosa di differente, di tornare a qualcosa di più vicino alla cruda realtà.
Perchè su questo Martin è stato fin troppo bravo nel giocare con ambiguità, avidità, sangue, sesso e puro spirito di sopravvivenza: l’umanità così com’è, in effetti.

martinPanem et circenses
Non neghiamolo, sarebbe da ipocriti.
Se incrociamo un incidente sull’autostrada rallentiamo per curiosità, per poter guardare, per cercare di carpire qualche dettaglio.
L’istinto di vedere ciò che accadrà nella prossima scena di un film horror o di assistere fino in fondo ad un filmato di una rissa o di violenza durante una protesta…anche questo ci rende umani.
Per quanto ci sforziamo di essere “buoni” e “altruisti”, prima o poi dobbiamo fare i conti con il nostro istinto di conservazione, con la necessità impellente di ottenere vantaggio solo per sè stessi e per i propri cari.
Ci sentiamo sconvolti dinanzi a scene di nudo oppure imbarazzati ascoltando discorsi sul sesso, eppure è la cosa più naturale del mondo!

Perchè, dunque, dobbiamo negare i nostri istinti primordiali?
Perchè mettere da parte il retaggio dei nostri avi?
Il sangue scorreva a fiumi nel Colosseo, secoli fa, e il popolo era contento, si sentiva soddisfatto dello spettacolo a cui assisteva; e cose del genere si sono ripetute così tante volte nella storia dell’umanità da rendere quasi impossibile elencarle.

Azzardo un paragone piuttosto forte, sperando di non essere frainteso: Tolkien sapeva scavare nei sogni delle persone e portare alla luce i sentimenti più nobili in un mondo fantastico. Martin ha scavato nella realtà, nel vero animo umano, niente di più semplice.
Non è un confronto fra i due, sarebbe come avvicinare Salgari e Poe.

Nell’opera di Martin non esiste la distinzione fra bene e male, si percepisce un’ambiguità in quasi tutti i personaggi portanti, il fulcro dei romanzi è il vorace desiderio di potere ottenuto con l’oro o con il sesso, con la violenza o con l’inganno, dove la nobilità d’animo e lo spirito di giustizia vengono messi in secondo piano e diventano punti deboli che portano a morte atroce coloro ad essi votati; tutto questo senza tralasciare classici elementi fantastici e senza che questi diventino eccessivamente invadenti (la magia c’è e fa fede alla propria maestosa reputazione senza tuttavia divenire l’asse portante dell’opera).
Ha l’abilità di portarti ad apprezzare personaggi crudeli che vengono plasmati dal tempo e dalle  vicissitudini, si trasformano da villain spesso estremi a bizzarri anti-eroi insensibili dinanzi agli scrupoli perchè pronti a tutto pur di sopravvivere e prevalere sui propri nemici.

Tutto molto, troppo umano.

Una nuova era?
Qualche giorno fa ho letto un interessante articolo in cui venivano espresse le perplessità sul futuro del fantasy dopo il “devastante” passaggio di Martin.
Di certo, come per tutte le espressioni artistiche, si moltiplicheranno i novelli scrittori cruenti ma realistici e probabilmente anche il cinema e la TV si allineeranno alla moda del momento.
E il genere “tradizionale”?
Io resto dell’idea che il lavoro di Martin sia ormai entrato nella storia del fantasy ma che non lo plasmerà definitivamente: il pubblico ha avuto bisogno di una pausa, di tornare un pò più con i piedi per terra e di sentirsi di nuovo scioccata dalle tematiche trattate, di quel brivido dietro la schiena che purtroppo, ormai, neanche il cinema horror riesce a trasmettere.
E soprattutto di sentire il sapore del sangue…metaforicamente parlando, s’intende!

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