Dungeon, Draghi e Bonifici

E’ da un po’ di tempo che sto facendo timidi passi nel mondo di Roll20, l’applicazione in grado di simulare un tavolo di gdr online dando la possibilità di giocare con altre persone anche a grande distanza: dimostra un enorme impegno e una grossa esperienza nel cercare di rendere quanto più fedele possibile l’esperienza e apprezzo molto la cosa, per quanto non potrà mai eguagliare le emozioni dello stare insieme intorno al tavolo a banchettare con snack di dubbia origine e composizione mischiati con residui di gomma da cancellare e le minuscole palline di carta di quel maledettissimo giocatore irrequieto.
Strumenti come Roll20 consentono a persone come me, trasferitesi per lavoro in piccoli centri urbani, di tornare a giocare con i vecchi amici e di trovarne nuovi: ne parlo così tanto in questo periodo che potrei passare per uno che viene pagato per promuoverlo!

Ed è proprio di soldini che vado a parlare oggi.

Parallelamente al successo di questa piattaforma ho notato il ritorno alla ribalta di una figura che già in passato ha provato ad affermarsi: sarà capitato a ciascuno di voi di trovare di tanto in tanto, prima sui vecchissimi newsgroups, poi sui social e infine sui portali di annunci di ricerca giocatori, di leggere di offerte di Master a noleggio.
Il concetto è semplicissimo: un gruppo di amici vuole giocare ma non ha nessuno che si assuma la responsabilità di fare da master o narratore (pigrizia, senso di inadeguatezza, poca considerazione delle proprie doti creative…). Mettiamo anche che questo gruppo viva un un piccolo paese, di quelli dove giocare di ruolo magari è ancora sinonimo di “danzare nudi nel pallido plenilunio ricoperti del sangue ancora caldo della pecora sgozzata con il coltello consacrato a Bafometto”.
Il gruppo in questione si mette alla ricerca in rete e trova il classico annuncio del master che, con una tariffa oraria o a sessione, offre i suoi servigi, crea la sessione, la dirige, ti gestisce gli effetti sonori, ti manda anche gli snack a casa con il corriere e così via.
Ebbene sì, un master che offre un servizio dietro compenso a giocatori che non conosce e che probabilmente vivono a 1200km da casa sua.

Lo ammetto, negli anni passati mi facevano sorridere questi tentativi, a volte farciti con la scrittura di un vero e proprio curriculum che dava una discreta enfasi al numero di anni di esperienza: pensavo “questo ci sta a provà“, “guarda sto cog@!#ne che si atteggia a professionista del gdr” e altre cose amene. Se qualcuno provava a pubblicare un annuncio in cui offriva la propria competenza a determinate condizioni economiche veniva nel migliore dei casi schernito (cosa che succede anche oggi): tra l’altro mi domandavo come mai in un gruppo nessuno decidesse di assumersi questa responsabilità – fare il master non è poi una cosa così complessa, sicuramente ci vorrà parecchia esperienza per diventare un buon master ma non mancano guide, moduli introduttivi, consigli su siti web che permettono ai neofiti di iniziare senza aver troppa paura.

Una soluzione, almeno parziale, è giunta con l’avvento di giochi masterless, ma è un tema così articolato che merita una discussione a parte.

Poi ho approfondito la mia ricerca sull’argomento, scoprendo che soprattutto di recente questa figura inizia ad essere presa più in considerazione di quanto si possa pensare, cosa che accade in particolar modo nel Nord America: ne è l’esempio un articolo di Vice sulla storia di John Dempsey che a quanto pare sembra guadagnare molto bene e aver avuto un forte incremento delle richieste grazie a Stranger Things.
Addirittura Rollingstone alcuni mesi fa ha dedicato la sua attenzione all’argomento.
Negli stessi forum della community di Roll20 sono presenti annunci di master che vantano enorme esperienza e offrono i loro servigi dietro compenso.
Di sicuro l’affidabilità della piattaforma unita ai metodi di pagamento pressoché istantaneo che la rete offre danno una spinta considerevole a questo fenomeno.

Mi sono posto la domanda se sia giusto o meno fare da master a pagamento per le sessioni cercando di analizzare la cosa da entrambi i punti di vista, quello del “professionista” e quello del “cliente”.

Di sicuro un il manifestarsi di un fenomeno del genere anni fa aveva un senso ben differente: il gdr era meno diffuso, più discriminato, era complesso trovare compagni di gioco. Ci si lamentava e si rideva dei rari annunci di master a noleggio però, siamo onesti, a tutti noi sarebbe piaciuto fare della propria passione un lavoro e dimostrare a mamma, papà e parentame vario riunito a tavola per il Natale che si poteva campare dignitosamente anche senza diventare avvocati o ingegneri.
Quello che infastidiva maggiormente era forse il voler affermare al mondo che si aveva così tanta esperienza accumulata in anni da potersi ritenere in grado di fregiarsi del titolo di professionista: è comprensibile, un tizio qualunque si dichiarava tale e non esistevano dei criteri di valutazione universali per poterne verificare la competenza, non c’era una “laurea” di Dungeon Master (e anche oggi i vari tentativi di assegnarla potrebbero trovare molte approvazioni e altrettante contestazioni).

Poi le cose sono molto cambiate nell’arco di una ventina d’anni: il gioco di ruolo è uscito dallo scantinato e ha iniziato a mietere successi anche in contesti fino a poco tempo prima impensabili. Perché si arriva a questo proliferare di master a pagamento?
Può darsi che molto sia dovuto ai numeri: più gruppi di appassionati si formano nel mondo e maggiore è la richiesta, se consideriamo anche la profonda crisi economica che affligge tutti l’idea di proporsi come professionista della narrazione non mi sembra più così risibile.
Resta però il problema della competenza della persona: il gioco di ruolo ha così tanti aspetti che diventa molto difficile classificare la qualità della narrazione – i “clienti” potrebbero essere fanatici del powerplaying e quindi entusiasti di un master con idee affini, cosa che farebbe rabbrividire le altre correnti di pensiero.

E i giocatori “clienti”? Si torna davvero a problemi quali pigrizia o bassa considerazione di sé come motivi per cui in un gruppo di amici nessuno vuole fare il master?
In realtà il motivo è molto più serio:  il gioco di ruolo è un vigoroso quarantenne, molti di noi lo hanno conosciuto quando erano adolescenti e adesso sono adulti con un lavoro e una famiglia: la possibilità di riunire tutti intorno ad un tavolo una volta a settimana sono sempre più scarse, ancor meno probabile che una persona, carica di impegni, riesca a dedicare il proprio tempo per scrivere un’avventura, figuriamoci una campagna. C’è bisogno quindi che qualcuno offra un servizio, meglio ancora se online, consentendoci di organizzare cose là dove noi non possiamo e “vendendoci” ore di divertimento.
Non dimentichiamo poi un’altro dettaglio vitale: se il fenomeno sta avendo un recente successo nel Nord America non possiamo ignorare fattori quali l’estensione geografica: mettiamoci nei panni di un povero ricercatore assegnato ad una base nel cuore dell’Alaska o della Groenlandia ed in piena astinenza da gioco, tra l’altro con un bel malloppo di salario e impossibilitato a spenderlo se non in film acquistati sull’Apple Store: le alternative per il povero lavoratore delle nevi, se non esistesse questa opportunità, sarebbero l’iscriversi un gioco di ruolo online oppure disegnare una faccia su un pallone, chiamarlo Wilson e preparargli una scheda di barbaro di primo livello.

Forse la mia opinione risulterà impopolare ai più, ma con un mondo che così rapidamente cambia intorno a noi l’idea di “vendere” la propria competenza come master o narratore non mi sembra più tanto assurda (non che l’asseconderei, ma mi sforzo di capire gli intenti del venditore e le esigenze dell’acquirente). Poi, in tutta franchezza, ognuno ha la libertà di spendere i propri soldi come vuole (tranne che per comprare supplementi di Toon RPG – quello andrebbe condannato dal Tribunale dell’Aja).

Poi, beh, ci sono casi come questo, che penso metterebbe d’accordo buona parte dei maschietti.

 

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